In profonda crisi esistenziale, Ferdinand si lascia alle spalle la moglie e la piatta belle vie parisienne per fuggire via con l'enigmatica Marianne dopo essersi macchiate le mani di sangue. Tra momenti zuccherosi, giochi infantili e disaccordi, la loro storia avrà un drammatico epilogo.
L'ingannevole (e francamente poco azzeccato) titolo italiano farebbe pensare più ad un film dalle tematiche poliziesche. Non che sia priva di echi noir, ma l'opera di Godard vuole piuttosto mettere a fuoco il disagio della classe borghese, in connubio con l'irrazionalità del sentimento chiamato amore. E lo fa bene, infarcendo questo disomogeneo disegno con colte citazioni, poesia, scenari penetranti, quasi onirici. La parola prende il sopravvento sull'azione. Ferdinand e Marianne paiono due lontane silhuoette che tremulano in mezzo ad un esteso deserto quale è l'etica dei giorni nostri. Il baratro, per entrambi, è in cotanta follia l'ultima, congrua, fermata di un tir carico di esplosivo. Convincenti le interpretazioni, simpatiche le incursioni musicali, un po' troppo repentini gli strappi nella narrazione. Non di semplice visione, ma indubbiamente di spessore.
★★★★☆
4/5
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