
Nei giorni del colpo di stato cileno del 1973, un funzionario di nome Mario, il cui compito è quello di redarre le autopsie svolte dai medici, corona il suo sogno d'amore: Nancy, una ballerina dalla carriera in caduta libera, accetta le sue avances. Mentre il lavoro ospedaliero si fa sempre più macabro, Nancy è costretta a nascondersi, braccata dalle forze militari. Mario, all'insaputa dei suoi superiori, le presterà assistenza.
Pablo Larrain è un emergente regista sudamericano, che si è fatto già conoscere nel 2008 grazie a "Tony Manero". Come in quell'episodio, Larrain usa come sfondo di "Post Mortem" la tremenda dittatura di Pinochet. La narrazione relativa i tragici giorni del colpo di stato è in realtà sottile. Larrain pare svogliato, forse disgustato, nello spiegare le ragioni di quel tracollo, limitandosi a impressionare mediante la crudeltà delle forze armate. Quello che in verità lo interessa è investigare sulla natura dell'amore, ponendo il sentimento in uno sfumato contrasto con i relativi poli opposti, quali la guerra e l'odio. Il un risultato che punge e deprime, la scelta di far protagonista un personaggio come il modesto Mario, lontano cugino del capitano Gerd Wiesler de "Le vite degli altri", che cerca rifugio nella passione da una monotona e opprimente esistenza, risulta felice. Qualche momento lento e alcune scene un po' testarde, per un film che comunque merita.
★★★*☆☆
3,5/5
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