(7 Psychopaths) Di Martin McDonagh.
Con Colin Farrell, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Christopher Walken. USA 2012. Grottesco, 105 min.
Marty è uno sceneggiatore irlandese alcolizzato che vive un momento di blocco creativo. Suo malgrado, rimane coinvolto in un losco giro di rapimenti canini (!) messi in atto dal fidato amico Billy, e dal misterioso Hans, la cui moglie è ricoverata per un tumore. Billy crede che da queste rocambolesche vicende, Marty riuscirà a trovare ispirazione per il suo pezzo. Peccato che l'ultimo cane rapito sia di proprietà di un mafioso locale, e che intenda riprendersi con metodi poco ortodossi il cucciolo, e far pagare a caro prezzo la bravata alla combriccola.
McDonagh aveva felicemente impressionato già con "Bruges" qualche anno addietro, con una miscela di noir, sangue facile e umorismo spietato che tanto ricordava i Coen. Ripropone la formula in questo "7 Psicopatici", seppur con meno classe rispetto al precedessore. Di fatti, vorrebbe essere una originale parodia del film americano criminale/azione, ma finisce con l'essere una ennesima parodia del film americano criminale/azione. I personaggi soffrono delle forzature di sceneggiatura e della comicità a tutti i costi (notevoli almeno una manciata di battute di Billy, comunque). Svetta, senz'altro, il ruolo metafisico, paradossale, di Walken, vero punto d'interesse del film, sia per significato intrinseco che per interpretazione. Spruzzando sangue dove meno te l'aspetti, ha provato a fare il suo "Grande Lebowski", McDonagh. Non ci si è andato molto vicino, ma il tessuto ci sarebbe stato. Vediamo al prossimo giro di boa....
PS: C'è anche una piccola parte per Tom Waits.
★★*☆☆☆
2,5/5
recensioni di film di culto, nuove uscite, gemme nascoste
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mercoledì 6 febbraio 2013
7 PSICOPATICI
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venerdì 1 giugno 2012
I CANCELLI DEL CIELO
(Heaven's gate) Di Michael Cimino.
Con Christopher Walken, Isabelle Huppert, Kris Kristofferson, Jeff Bridges. USA 1980. Drammatico, 211 min.
Alla fine del XIX secolo, in una contea degli Stati Uniti i potenti allevatori di bestiame dichiarano guerra ad una modesta comunità di contadini, immigrati dell'Est Europa, accusati di anarchia e rapina. Lo sceriffo Averill, dapprima riluttante, decide di aiutare la propria gente nell'impossibile impresa di sconfiggere il nemico a stelle e striscie. A spingerlo è l'affetto che prova per una prostituta, anch'ella di origini europee, che contende all'amico,traditore, Nate Champion.
Globalmente riconosciuto come il più grande fiasco della storia del cinema, "I cancelli del cielo" è figlio delle bizze di un regista certo talentuoso, ma che come Icaro volle volare troppo in alto. Lo sforzo (per lo più economico, della povera United Artists, in seguito fallita) nella sceneggiatura, nelle scenografie, nella mirabolante fotografia, si perde nel traboccante lago di minuti dell'opera. Dall'andatura terribilmente lenta, e dalla comprensione minata dai colloqui in lingua iper-originale, Cimino pare abbia girato un kolossal per il semplice gusto di riguardarselo in casa, da solo , maledicendo il mondo esterno. Nella seconda fase prende un po' quota, con l'arrivo dell'azione e della cruda drammaticità, ma la battaglia conclusiva è quantomai confusionaria. Cimino riuscì pure a rovinare la carriera al buon Kristofferson. Comunque un'esperienza da provare, se non altro perchè è un piacere per gli occhi. E per i più temerari, c'è la versione originale: più di 5 ore.
★★★☆☆
3/5
Alla fine del XIX secolo, in una contea degli Stati Uniti i potenti allevatori di bestiame dichiarano guerra ad una modesta comunità di contadini, immigrati dell'Est Europa, accusati di anarchia e rapina. Lo sceriffo Averill, dapprima riluttante, decide di aiutare la propria gente nell'impossibile impresa di sconfiggere il nemico a stelle e striscie. A spingerlo è l'affetto che prova per una prostituta, anch'ella di origini europee, che contende all'amico,traditore, Nate Champion.
Globalmente riconosciuto come il più grande fiasco della storia del cinema, "I cancelli del cielo" è figlio delle bizze di un regista certo talentuoso, ma che come Icaro volle volare troppo in alto. Lo sforzo (per lo più economico, della povera United Artists, in seguito fallita) nella sceneggiatura, nelle scenografie, nella mirabolante fotografia, si perde nel traboccante lago di minuti dell'opera. Dall'andatura terribilmente lenta, e dalla comprensione minata dai colloqui in lingua iper-originale, Cimino pare abbia girato un kolossal per il semplice gusto di riguardarselo in casa, da solo , maledicendo il mondo esterno. Nella seconda fase prende un po' quota, con l'arrivo dell'azione e della cruda drammaticità, ma la battaglia conclusiva è quantomai confusionaria. Cimino riuscì pure a rovinare la carriera al buon Kristofferson. Comunque un'esperienza da provare, se non altro perchè è un piacere per gli occhi. E per i più temerari, c'è la versione originale: più di 5 ore.
★★★☆☆
3/5
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